Alone Across Alaska - Il diario di Ario

(aggiornamenti a cura di Luigi Salvatore)

 

13 marzo 2006
Gwichyaa Zheh (Fort Yukon) – Circolo Polare Artico

Giorni totali di Marcia: circa 60

Giorni complessivi dalla partenza: 90

Km totali percorsi dalla partenza: 700 circa

Km rimanenti: 500 circa.

 

Molto tempo e` passato dal mio ultimo aggiornamento di fine gennaio, mai infatti, avrei pensato di impiegare tanto tempo e tante energie (fisiche e mentali) per giungere qui a Fort Yukon (Gwichyaa Zheh in lingua nativa) da Fairbanks,

attraverso le White Mountains e l'infinito Beaver Creek (fiume del Castoro).

Ora, difatti, non mi par vero di trovarmi qui, alla fine di questo tratto che avevo appunto definito quale il più impegnativo fino ad ora, qui appena al disopra della linea del Circolo Polare Artico, ove il sole non sorge mai in

pieno inverno ed ove invece, ora, sta tornando bello luminoso (nonostante i -30 di media!).

 

Un tratto impegnativo per la sua immensità, la mancanza di punti di appoggio, la pericolosità anche, che il giorno della partenza da Fairbanks, il 29 gennaio, nella prima tappa attraverso le White Mountains, oscuravano

il mio cuore con pura e semplice paura…

E questa ricordo, soprattutto di quei giorni, costante, come la coscienza di allontanarmi sempre più dall'uomo, dal “mio” mondo, un isolamento ed immensità che ho tentato di controllare concentrandomi su un passettino

alla volta, su ogni gesto ed istante.

Anche perché non mi era concesso commettere il minimo errore con i 45

gradi sotto zero di quei giorni!

In più, raggiunte ed attraversate le White Mountains, ho dovuto ripercorrere a ritroso un tratto di itinerario su e giu` per un alto passo, perché la vallata prescelta per raggiungere il fiume Beaver ad un tratto si

é chiusa di fronte a me, un labirinto di tronchi crollati, impossibile continuare. Poi una bufera di neve mi ha tenuto fermo per diversi giorni, aumentando i dubbi, le paure, l'incertezza,…

 

Mi sono chiesto se non avessi dovuto saltare questo tratto, ripartendo direttamente qui da Fort Yukon, così da darmi la certezza di riuscire a compiere il mio viaggio fino alla sua meta finale: la “ preoccupazione”, in questa mia nuova avventura, è difatti la volontà di arrivare fino in fondo vista la causa alla quale ho legato questa traversata, mi dispiacerebbe non riuscirci, è come una promessa che ho fatto ai Nativi Athabasca Gwich`in, questa splendida gente di quassù, ed alla loro terra, l'Arctic Refuge, che rischia di venire distrutta dalle voglie di petrolio degli USA…

 

Quando la bufera è passata ed il cielo si è aperto, il vento che si è alzato forte a sussurrare tra le conifere bianchissime, voce colma di pace, ha come spazzato via ogni dubbio, ed era come mi dicesse: ” Sì,

raggiungerai l'Arctic Refuge per i tuoi amici Nativi e la loro terra, ma lo farai senza saltare alcun tratto di questa traversata, un passettino alla volta dunque, come durante una gigantesca scalata, non importa quanto tempo

mi ci vorrà!”

 

Sono così ripartito, ho raggiunto il fiume Beaver attraverso un'altra vallata e qui è… cominciata l'Odissea!

Il ghiaccio spesso sottile, frequenti tratti di acque aperte, neve così fonda da sprofondare fino al ginocchio ad ogni passo, nonostante le grosse racchette da neve alaskane…, questo spazio da togliermi il fiato ed ogni energia, soprattutto nei giorni in cui non riuscivo quasi a proseguire, il villaggio al quale ero diretto, la comunità nativa di Deenduu (Birch Creek), distante ancora… 200 km (!!) da me, la coscienza della mia fragilità umana annullata da tanto silenzio, gelo, … natura incontaminata senza fine; è stata dura, di testa e di corpo, a volte stentavo a

riconoscermi lì, facendo quel che facevo…. Ma poi da metà Beaver circa, col “food drop” (lancio di cibo) del 22 febbraio da parte di Andy, il pilota di Fairbanks e, soprattutto, grazie al “miracolo” di tornare ad appartenere

alla Madre Terra così a lungo, come un Nativo, questo ha lentamente trasformato ciò che prima mi schiacciava, in un'energia ed una pace sottile, in un luminoso senso di appartenenza.

 

Pian piano ho preso a percepire la meraviglia di questa realtà: sto entrando una terra ove non esistono più strade, città o altro, e questa terra è vasta quanto … l'Italia…, questa è una sensazione incredibile, alla quale non si è più abituati!

 

Ho dunque continuato a marciare lungo il Beaver, aprendo la mia faticosa traccia ma con un rapporto diverso, “giusto”, con la wilderness: 7, 8 ore al giorno coprendo a volte 10, altre 15, altre 19 km , sempre in base alle

condizioni, ma fermandomi invariabilmente ogni sera attorno alle 18 con le aurore in cielo, 30 gradi sotto zero e, già esausto, con davanti ancora 2 ore di lavoro per montare la tenda e raccogliere la legna per la mia stufetta. Solo verso le 21, ogni sera, col gran silenzio e pace attorno, mando giù il primo cucchiaio di minestra liofilizzata.

Segue poi un'omelette al formaggio, un passato di mele, una polvere altamente nutrizionale e una cioccolata calda, … tutto in polvere, appunto!

 

Quando infine ai primi di marzo intercettata la traccia dei Nativi del villaggio di Deenduu (Birch Creek) ho lasciato il fiume Beaver, ho infine tirato un bel sospiro di sollievo: benché non ancora arrivato, le White Mountains e il Beaver mi avevano lasciato passare! Un itinerario duro, ma nel quale avevo creduto fin dall'inizio, una linea logica, diretta, quasi un “tocco d'artista”, e chi arrampica ed apre o ripete vie in roccia di gran bellezza ed estetica, mi può ben capire; qui c'era tutto, estetica, logica, bellezza e durezza e, molto probabilmente, almeno a detta dei

Nativi, mai percorso da nessuno!

 

Da Deenduu è stato poi un lusso arrivare qui a Gwichyaa Zheh (Fort Yukon), lungo la pista dei Nativi, 2 giorni scarsi per percorrere 50 km!

Qui dunque sto riposando, prima dell'… “ultimo” grande balzo, quello, finale, che porta alla meta distante ancora 500 km, l'Oceano Artico, oltre l'Arctic Refuge.

Ora, dunque, nonostante la stanchezza, comincia il bello, poiché entro ed attraverso le montagne più belle e selvagge della terra, quelle che sto tentando di difendere con la mia marcia, le Brooks Mountains dell'Arctic

Refuge dei Nativi Gwich'in!

… Questo, spero, basterà a darmi l'energia necessaria per arrivare fino in fondo.

 

Gwichyaa Zheh, 11 marzo dunque, ove riposo con Bea in una bella cabin di tronchi ed ove gente bellissima si prodiga come può per aiutarci e farci sentire a casa. I bimbi non hanno quasi nulla (almeno per come intendiamo

noi il non avere nulla) eppure hanno una luce, un sorriso che non scorgo più nei ragazzi delle nostre città, ove si ha tutto e troppo, e tutto è facile e scontato…

Sorrido nel vedere giocare all'aperto questi giovani Gwich'in con queste temperature di 30 o 40 gradi sotto zero…, dovrebbero vederli, le mamme italiane!!

 

Come ogni villaggio nativo dell'Alaska settentrionale, anche qui le case sono tutte piccolo baite di tronchi sperse ovunque tra le conifere, in riva al fiume; la gente va a caccia o pesca e si arrangia, come da millenni, a

creare con le proprie mani tutto quanto occorre.

Nelle sere di luna come ora, tutto quel che si vede oltre le punte immobili delle conifere tra le stelle, è il fumo dei comignoli, che si alza verso l'Aurora Boreale, e un silenzio profondo, che raggiunge diretto il cuore.

Chi conosce l'inverno del nord anche solo per una volta, vorrà tornarci sempre più, appartenerci a lungo, sempre più a lungo, fino a non conoscere più altro: questo è il significato di essere Nativo.

.

Già domani, penso, dovrei riprendere la “Sacra Pista”: così definisco questo mio riavvicinamento a Madre Terra; spero, senza alcuna presunzione, di poter ispirare qualcuno, col mio esempio, soprattutto i nostri ragazzi,

affinché possano uscire dalla massa asfissiante del folle mondo moderno.

 

Spero, in primo luogo, di riuscire a portare a termine questa traversata ed il suo obiettivo numero uno: aiutare i Gwich'in a salvare l'Arctic Refuge.

 

Marcio in ciò che amo, marcio per difendere ciò che amo…

 

I villaggi successivi ora saranno, nell'ordine:

 

-Viihtaii (Venetie), a 67 gradi nord, “porta” alle Brooks Mountains e all'Arctic Refuge.

-Vashraii K'oo (Arctic Village), nel cuore delle montagne e dell'Arctic Refuge.

-Kaktovik (sull'Oceano Artico), la meta finale, a oltre 70 gradi nord,… alla fine dell'Alaska e… del mondo??!

 

L'arrivo, sempre a seconda delle condizioni, oscilla tra l'inizio e la fine di maggio.

 

Prossimo (e penultimo!) aggiornamento, da Vashraii K'oo (Arctic Village), di fronte l'ultimo balzo finale, il più selvaggio e spettacolare attraverso le montagne fino all'Oceano, 330 km circa…!

 

Un abbraccio a tutti e grazie per la vostra energia!!!

 

ARIO

 

N.B.: a giorni sarà on-line la mappa con l'itinerario della traversata.

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