Alone Across Alaska - Il diario di Ario

(aggiornamenti a cura di Luigi Salvatore)

25 marzo 2006

Vashraii K'oo (Arctic Village), 68*10' lat. nord

 

Km totali di questo tratto: 165 circa.

Km totali percorsi dalla partenza del 12 dicembre: 900 circa

Km restanti alla meta: 300 circa

 

Ecco che infine, quasi come in sogno, quale la bellezza mozzafiato di queste montagne dell' Arctic Wildlife Refuge e dopo gran fatica, la mia marcia è arrivata a Vashraii K'oo (Arctic Village), casa dei Nativi Gwich'in!

Marcia in cui, come già detto, ogni passo è stato e continuerà ad essere una preghiera ed un atto d'amore per e verso Madre Terra. Una preghiera per chi crede che quassù non ci sia.... nulla, solo terra gelata, quindi inutile, uno degli ultimi luoghi del pianeta da poter ancora sfruttare, contaminare, sporcare col petrolio.

 

Una preghiera che più che altro vuole essere un grido, disperato e pieno di rabbia al contempo:

"Allontanate le vostre sporche mani dalla Madre Terra, l'Arctic Refuge non si tocca, non ne avete il diritto, nessuno ha questo diritto!!".

 

Spero che questa preghiera possa davvero raggiungere i cuori più duri, possa loro far comprendere attraverso la mia marcia, quanto questo luogo, questo "nulla", sia invece casa non solo dei nativi Gwich'in, dei loro caribù, dei lupi, degli orsi e tanti altri animali, ma casa dell' Uomo, di ognuno di noi, poiché qui ancora respira vasta ed indisturbata nostra Madre Terra, qui regna il suo silenzio, qui è Sacro.....

E dentro, dopo un rapporto così lungo ed intenso quale il mio, tutto questo si traduce in una pace profonda, in un' energia e senso di appartenenza che è quanto di più importante possa esserci per l'essere umano, più dell'aria stessa che si respira, ma che invece, abbiamo sempre più allontanato, dimenticato.

 

"Iizhik Gwats'an Gwandaii Goodlit" chiamano questa terra, queste montagne, i Nativi Gwich'in, vale a dire "Il Luogo Sacro Dove La Vita Ha Inizio"; giorni fa, quando mi sono apparse per la prima volta, sono rimasto senza fiato, per l'emozione, lo stupore. Poi ho continuato a salire verso l'Altopiano, una giornata di Blizzard mi ha "costretto" in tenda tutto il giorno, ma è stata una delle giornate più belle fino ad ora.  Nel canto del vento, negli spazi senza fine che sentivo attorno a me, c'era una voce:

quella dei 20.000 anni in cui i Nativi hanno vissuto quassù, e c'era la voce di questa loro Terra, tale e quale ad allora e tale e quale all'istante in cui fu creata...

Una sensazione forte, che per la prima volta mi ha fatto davvero rendere conto di dove sono arrivato; ora percepisco ancor più sacro ogni passo che compio.

 

Poi ho iniziato ad incontrare i Caribù, che da 20.000 anni percorrono i medesimi itinerari di migrazione e i lupi, che seguono i caribù e che cacciandone sempre i più deboli o anziani contribuiscono a selezionare e tenere forte i Caribù... e poi c'ero io, piccolo piccolo che seguivo queste piste millenarie, invisibili eppur presenti, io che marcio verso nord, verso la costa dell' Oceano Artico, come tra breve faranno i Caribù, come da sempre hanno fatto: ogni primavera queste mandrie di oltre 130.000 animali ripercorrono i vecchi passi attraverso le montagne dopo un viaggio di migliaia di chilometri, per raggiungere i loro ancestrali luoghi di filiazione, le pianure costiere appunto. Quelle che si vorrebbero distruggere con nuovi pozzi di petrolio, nonostante questa zona, da anni, sia stata designata come "Refuge", quindi "Protetta"; nonostante qui sia sacro per i Caribù, poiché è dove ognuno di loro viene al mondo, e sacro per i Gwich'in (che letteralmente vuol dire Gente dei Caribù), poiché da 20.000 anni essi esistono grazie al Caribù.

 

Ancora oggi è solo grazie a questo animale che la loro cultura, che il loro stile di vita riesce a sopravvivere. Trivellare nelle Coastal Plains, ove figliano i Caribù, vorrebbe dire decretare la fine di questi animali, ma anche quella dei Gwich'in, una delle ultime grandi culture native del pianeta: un nulla, una decisione di politici grassi e corrotti dalle compagnie petrolifere e qui non resterebbe più che il silenzio delle montagne, il canto nel vento di un popolo antico, le piste dei Caribù un ricordo lontano...

 

Questo è quanto questi politici, Bush e tutta la banda, definiscono "nulla", terra "sprecata", da doversi sfruttare...

 

Questo è il Santuario attraverso il quale passo: vorrei poter fare di più

per impedirne la distruzione, vorrei divenire una mano gigantesca con la quale arrestare questa gente, con la quale coprire e proteggere quanto ancora resta pulito della nostra Terra.... ma sono solo un piccolo omino che marcia in tanta vastità, questo è tutto quello che posso fare, marciare, pregare e sperare.....

 

 

L'arrivo qui ad Arctic Village è stato un momento speciale al quale ancora stento a credere. Dall'ultimo villaggio nativo, lasciato il 15 marzo, già scorgevo, lontane, le montagne ma raggiungerle non è stato facile! Ho percorso i primi giorni una pista dei Nativi, battuta appositamente per me.

Poi, di nuovo nella neve fonda, ho preso lentamente a salire verso l'immenso altopiano che, a sud di Arctic Village, rappresenta un ingresso di lusso a questo villaggio nonché alle spettacolari Brooks Mountains dell'Arctic Refuge.

Raggiungere questo altopiano non è stato facile, duro lavoro nel battere la traccia nella neve profonda e farinosissima (nonostante le gigantesche racchette da neve, spesso andavo giù fino al ginocchio. Per lunghi tratti ho dovuto quindi prima fare la traccia senza zaino e la slitta e poi tornare indietro e ripercorrerla con tutto il mio "bagaglio"); a volte l'impressione era di non riuscire ad avanzare, di restare intrappolato; certe sere, distrutto dalla stanchezza, monto a fatica la tenda e poi quasi mi addormento nel preparare la cena....

Sentirmi così esausto in una terra così immensa è spesso una sensazione di paura, ci si sente davvero piccoli, impotenti!

Basta però, prima di coricarmi, metter fuori la testa per ritrovare profonda energia, stupore e senso di appartenenza: l'Aurora Boreale che certe notti accende l'intero cielo è uno spettacolo che toglie il fiato, ammutolisce ogni mio dubbio, ogni mio timore, resta solo il desiderio di continuare ad appartenere a tutto questo nonostante la fatica.

Appartenerci il più a lungo possibile.

 

Ma cosa vuol dire, in pratica, appartenere a questa lunga marcia, giorno dopo giorno?

Essenzialmente, vuol dire sopravvivere con nulla in un ambiente immenso e gelido, scoprire quindi passo passo la meraviglia del nostro essere umani, rendermi conto che tutta l'unica grande ricchezza e meraviglia e pace si trova dentro il mio cuore e questo è più che sufficiente a scaldarlo in tanta immensità.

 

Ma anche che, pur non avendo nulla per asciugarmi (qui uso di nuovo solo il fornello a gas e devo razionarlo per cucinare), il puro e semplice calore del mio corpo è la mia unica stufa. La sera infatti, quando mi chiudo per bene nel grosso sacco a pelo sintetico, indosso tutto quello che si deve asciugare: i guanti, le grosse calze di lana ecc: miracolosamente, la mattina dopo è tutto asciutto!

 

Smontare il campo dopo aver fatto colazione (fondendo la neve col mio fornello) richiede sempre un paio d'ore. Infine, con tutto sistemato in parte nello zaino che porto in spalle, in parte nella piccola slitta norvegese, riprendo la marcia, usando le grosse racchette da neve o gli sci, quando trovo la neve adatta. Marcio per circa 3 ore prima di fermarmi per il "pranzo": succo d'arancia caldo, frutta secca, polvere nutrizionale e poi via riprendo per altre 4 ore circa, scegliendo l'itinerario migliore in base alla carta ma sopratutto, a vista.

La sera come detto, sono spesso così stanco che a stento riesco a montare la tenda ma quando posso infine infilarmi dentro, è questo il momento più bello della giornata. Ancora con la barba incrostata di ghiaccio, accendo il fornello, mi tolgo le scarpe, mi infilo nel sacco a pelo e ascolto un po’ il vento, riprendendo il fiato....

 

La sera che ho montato la tenda infine sull'Altopiano, le montagne di Brooks erano ormai ovunque attorno a me infiammate da un tramonto che non dimenticherò più.... né dimenticherò più l'Aurora che più tardi si è accesa a festeggiarmi e il forte vento che mi ha cullato per tutta la notte.... Vento che trasforma la neve in una superficie bella compatta, infine un sogno per gli sci!

Sono così potuto filare veloce per qualche giorno verso Arctic Village, poi la bufera mi ha tenuto fermo ma ne avevo bisogno, sia per riposare che per.... "sentire” il luogo, il momento.

Il 22 marzo mi sono apparse le montagne che sovrastano il villaggio e il 23 dopo una lunga tappa di nuovo in parte con la neve fonda, ho raggiunto l'orlo finale dell'Altopiano; davanti a me, lontane, le poche luci del villaggio, un effetto strano in e dopo tanta vastità.

 

Con la bandiera dei Gwich'in che sventolava nel vento della sua terra, ho dormito alto sopra Arctic Village, un luogo ai confini del mondo, senza alcuna strada né altra bruttura dell'uomo.

 

Il giorno dopo sono infine sceso fino al villaggio, il primo nativo che mi è venuto incontro con la motoslitta era Jimmy Johns e mi portava Beatrice!

Abbiamo percorso insieme gli ultimi 10 km, altri sono venuti incontro, congratulazioni, sopratutto profonda gratitudine per questa mia marcia in loro favore.....

Domani mi dicono sorridendo, "grande Potlach" (festa) in tuo onore...

Attraverso il villaggio in mezzo alla gente, ai bambini, montagne lontane e vicine, da togliere il fiato nell'aria gelida, la bandiera che sventola dal mio zaino come un mantello...., sembra tutto un sogno!

 

Sono arrivato qui, questo è il sogno, ancor più lo è stato l'accoglienza di questa gente e lo è la coscienza che il viaggio non è ancora terminato, che il ... privilegio può ancora continuare e lo farà anzi, da qui, da ora, attraverso il suo tratto più bello, selvaggio e spettacolare: quasi un mese di pura wilderness attraverso lo splendore delle Brooks Mountains dell'Arctic Refuge.

 

Impiegherò circa 2 settimane per percorrere l'ampia vallata del fiume Chandalar che dal villaggio punta dritta a nord, vallata che pian piano prenderà a salire nel cuore delle montagne fino ad un alto passo, l'accesso al versante settentrionale delle Brooks, l'accesso alle Pianure Costire, le Coastal Plains e quindi, l'Oceano Artico. Lo stesso passo che da millenni percorrono i Caribù per raggiungere appunto le stesse piane ove sono diretto; qui dicono i Gwich'in, forse mi incontreranno lungo la marcia i Caribù, forse arriveranno poco dopo, per ripetere ciò che si perpetua da millenni e che spero, a causa di gente avida e cieca, non debba accadere per l'ultima volta.

 

Prevedo di raggiungere Kaktovik (Barter Island) sull'Oceano Artico, verso la fine di Aprile. Cercherò, chiamando brevemente Beatrice col satellitare, di tenervi aggiornati durante questo ultimo tratto di traversata!

 

Ciao a tutti!

 

Ario

 

 

PS. Oggi 25 marzo, è stato il mio compleanno e non potrò dimenticarlo facilmente. Il villaggio ha organizzato il Potlach promesso in mio onore.

Ognuno ha cucinato e portato cibo: nella grande Community Hall,  una gigantesca baita di tronchi, c'era un lungo tavolo ricoperto di carne di caribù, di alce e di salmone, proprio quel che mi serve per ritrovare le energie!

I bimbi hanno danzato nei loro abiti tradizionali in pelle di Caribù al ritmo dei tamburi degli anziani, rappresentando antiche leggende Sacre sul loro simbolo spirituale, il caribù appunto.

Gli anziani mi sono venuti incontro per stringermi la mano con un sorriso profondo.... non avrei potuto desiderare regalo più grande!

 

 

 

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