Alone Across Alaska - Il diario di Ario

(aggiornamenti a cura di Luigi Salvatore)

 

28 dicembre 2005. - percorsi 170 Km
Villaggio di Cantwell, 63°15' lat. Nord

Raggiunto ieri il paese di Cantwell tra le montagne dell'Alaska Range, dopo questi primi 15 giorni di traversata da Lake Louise!
Stamattina, apro gli occhi verso le 8, ancora buio, e non mi par vero di poter continuare a dormire invece di dovermi mettere in marcia; ho peraltro dormito per terra: ogni volta un letto con lenzuola mi pare troppo, tutto
d'un botto, dopo tanti giorni di vita in tenda a -30!
E che giorni questi primi di marcia attraverso l'Alaska, dalla mia partenza da Lake Louise il 12 dicembre scorso... Attraverso l'immenso lago e quello successivo, il Susitna Lake, ho raggiunto il Tyone Lake, senza mai
incontrare nessuno, se non tracce di animali e due alci giganteschi che mi hanno osservato prima di sparire nel fitto bosco...
Ero nel territorio dei Nativi Tyone, ai bordi del lago omonimo ho intravisto alcune antiche capanne di tronchi, o costruzioni con pali per le trappole, o meat houses, piccole capanne sopraelevate per conservare la carne fuori
della portata degli orsi.
Un silenzio profondo, la coscienza della vastità di questa terra, il timore di ogni passo, cosciente di non poter sbagliare, quassù, in inverno da solo..., il rispetto dunque per quanto stavo entrando; una partenza dunque
abbastanza “tosta” di testa, mi ci è voluto un po' ovviamente per calmarmi, per spegnere i mille pensieri e dubbi dei primi giorni...
Mi ha aiutato certo tanto il ricordo delle prime settimane della traversata norvegese di 5 anni fa: tener duro dunque, perchè poi...

Ho quindi iniziato a risalire il Tyone River, un fiume sempre più stretto e serpeggiante e qui, a causa dell'estrema lentezza del mio progredire per la fatica nel dovermi aprire la pista nella neve alta, ho iniziato davvero a
dubitare di riuscire a raggiungere le montagne dell'Alaska Range e, quindi, la mia prima meta, il paese di Cantwell, dove mi trovo ora.

Ho con me sia gli sci sia le racchette da neve in questa traversata; delle racchette gigantesche in legno, da sempre usate dai Nativi, lunghe più di un metro, le uniche in grado di aprirsi una pista nella leggerissima neve
dell'Alaska. E quei primi giorni ho dovuto procedere solo con quelle, farmi traccia con gli sci era impossibile, ma questo ha ridotto la mia media giornaliera di circa 7 ore al giorno, dai 20 km della partenza, a 10/8 km al
giorno...
A questo punto, il 17 dicembre, stavo per tornare indietro, la vocina ha  iniziato a dare segnale rosso d'allarme! Era semplice e chiaro: a quel ritmo mai avrei potuto raggiungere le montagne nei tempi previsti e, quindi, col
cibo che avevo nella slitta. Ho smontato il Campo già convinto di tornare indietro e, invece, qualcosa mi ha spinto a continuare, “almeno ancora un giorno”..., tornare indietro è un attimo con la pista già battuta!”...

E... “così”, 2 ore dopo, ad un'improvvisa ansa del fiume, mi è apparsa una cabin di tronchi, la tipica baita alaskana, un ricovero usato periodicamente da qualche trapper, quando in estate arrivano qui, discendendo il fiume in
canoa.
Qui ho trovato cibo sufficiente da convincermi che avrei potuto provare a raggiungere le montagne con un buon margine di sicurezza; per di più, avrei raggiunto in un paio di giorni il Susitna River e questo, intuivo, visto la
sua grandezza, avrebbe potuto offrirmi condizioni di neve migliori.
E così è stato: sul Susitna, largo in certi punti anche mezzo chilometro, è stato tutt'altro andare; anche se le zone da “racchette da neve” non son mancate, ho spesso potuto anche filare veloce sui miei sci, arrivando a
percorrere anche 16/18 km al giorno.
E, soprattutto, il “chiacchierio” continuo della testa, dovuto alla tensione e alla paura dei giorni iniziali, ha preso ad allentarsi: pian piano ho ritrovato il mio essere a casa in questa natura selvaggia, ho ritrovato quel
meraviglioso senso di appartenenza: alle poche cose che mi consentono di sopravvivere, al silenzio degli spazi, al mio cuore.
Il trascorrere dei giorni ha reso possibile questo, il ritmo di montare il Campo la sera al buio sotto le stelle e quindi di infilarmi subito nel sacco a pelo (momento più ambito di tutto il giorno!), di cominciare a cucinare
sgelandomi un pezzo alla volta la barba, di partire la mattina dopo aver rimesso tutto nella slitta, le lunghe ore di marcia in ascolto di ogni passo, di ogni traccia, di ogni sfumatura nel breve bassissimo sole, la
merenda verso le 14, con l'ultimo rosso del tramonto, il buio alle 16 e le ultime 2 ore circa di marcia con la frontale o, semplicemente, al buio, tra le stelle...

In più il Susitna River, con la sua ampiezza, ha iniziato a farmi respirare, così come, dopo ormai 10 giorni di marcia, il primo apparire dei monti, mia meta, l'Alaska Range con cime attorno i 4000 metri. Tutto questo sempre più
mi ha rapito e tolto il fiato... e quando pian piano ho intuito che forse ce l'avrei fatta a raggiungere le montagne la gioia e la determinazione sono cresciute di pari passo con la pace.
Infine, il 27 dicembre, dopo aver incrociato un branco di Caribù (i cugini delle renne) e una pista di lupi con impronte lunghe più della mia mano, alzando gli occhi ho improvvisamente scorto la meta a lungo agognata e messa
in dubbio: il ponte sulla Denali Road, la strada sterrata (chiusa ora, in inverno) che mi avrebbe portato dritto qui a Cantwell!
E' stata un'emozione forte, un primo grande traguardo, visto la terra e la stagione che attraverso! Ancor più quando, un'ora dopo, raggiunto il ponte, ho infine lasciato il mio amico fiume Susitna e mi sono inerpicato su fino
alla stretta strada; nell'ultimissimo chiarore delle 16, circondato da montagne gigantesche e spazio mozzafiato..., è stato un momento speciale: un vento gelido scendeva da nord, dai monti, che affronterò nel prossimo tratto
di questa mia avventura; mi sono messo in marcia verso Cantwell, lungo la strada battuta da cani da slitta, sciando come un re su questa pista infine di lusso, senza usare la luce tanto le stelle e le forme turchine dei monti
mi hanno riportato al mondo che 5 anni fa, attraverso la Norvegia, con i miei due lupi (vedi Il Sogno del Lupo), è stato mio per quasi 5 mesi.

Ora sono di nuovo qui, mentre l'incanto, lentamente, si ricrea..., stavolta davvero solo: sarà forse questo la vera ricerca del... Sogno del Lupo??
Per due anni il dolore folle seguito alla scomparsa de miei due angeli, mi ha tolto il respiro e la vita; per due anni ho dubitato non solo che non avrei mai più rivisto la luce ma, soprattutto, di aver davvero percorso quella Sacra Pista con e grazie a loro: essere dunque di nuovo qui, in marcia, ora..., è questo ciò che mi rende ancora incredulo: che il Sogno sia ripreso, che quella Sacra Pista sia di nuovo qui; per questo, partendo da Lake Louise 16 giorni fa, per un attimo ho pianto, profondamente, selvaggiamente: poi via, verso nord!

Dopo il riposo qui a Cantwell prevedo di riprendere la marcia per i primi del nuovo anno, attraverso le montagne infine, diretto al paese di Nenana, a circa 64°30' di latitudine; dovrei impiegarci 3 settimane circa, quindi
“risbucare” dalla wilderness verso il 25 gennaio.

A risentirci dunque!! Ario.

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