|
28 gennaio 2006
Fairbanks, 65° lat. Nord (- 43° C)
Infine, dopo questa lunga ed
intensa settimana qui a Fairbanks, sono pronto per riprendere il mio
viaggio: l`Arctic Refuge è ancora davvero lontano!
Mi sono riposato, ho mangiato senza sosta, ho avuto tutti i contatti
necessari con i media (TV, giornali, radio, ecc), cosa alla quale, amante
della pace quale sono, non ero abituato: ma è stato importante averlo
fatto, altrimenti il mio grido a favore dell`Arctic Refuge, questa mia
marcia in sci in favore della Madre Terra, sarebbe rimasto come un grido nel
vento!
Una marcia in cui ogni passo è come una preghiera per la Madre Terra,
preghiera di speranza e di amore.
Una marcia che ora entra la sua parte più dura, non solo perché dopo tanti
giorni di riposo è sempre difficile tornare nella wilderness, non solo
perché mi aspetta un lungo tratto davvero selvaggio, ma soprattutto perché
i luoghi che raggiungerò tra una decina di giorni, le mitiche Yukon Flats
(Piane dello Yukon), dopo l'attraversamento delle White Mountains, sono i
luoghi più freddi d'Alaska. A Yukon Village questi giorni era -60... Spero
che la temperatura si alzi un poco, almeno a -40, altrimenti la faccenda
diventa davvero tosta!
Come dicevo, in previsione di questo tratto gelido, mi sono totalmente
riorganizzato questi giorni qui a Fairbanks.
Prima di tutto mi sono procurato la mitica "Wall Tent", la tenda alaskana
di chi "campeggia" in inverno quassù, vale a dire una tenda con una
piccola stufa (smontabile e ultra leggera) a legna, una combinazione che
tiene davvero
caldi (+30 gradi se la sia tiene sempre al massimo) anche con -60 fuori, e
la legna non manca davvero quassù!
Potermi scaldare ogni sera dopo l'intera giornata al gelo e la mattina,
prima di partire, è estremamente importante per un viaggio cosi lungo
attraverso la grande, mitica wilderness dell`Alaska.
Poi mi sono procurato vesti in pelliccia dei Nativi (che usano da
millenni quassù con inverni che una volta erano anche più rigidi di
questo), dai mocassini in pelle di Caribou (i "Mukluks") con scarpetta
interna in lana, sintetico e l'erba "Suoine" dei nativi Sami (i lapponi
della Scandinavia), chiamata Carex Vescicaria col suo nome scientifico,
poi berretto in pelliccia di castoro, come i guantoni, alti fino al
gomito; in sintesi, ieri ho fatto una gita a -45° e semplicemente morivo
dal caldo. Il problema del marciare al gran gelo infatti, non è il gelo
stesso, bensì lo stare
attento a non sudare, per questo vesto una serie infiniti di strati da
gestire a seconda della necessità.
Fatto sta che muoversi con queste temperature è come trovarsi nello spazio,
bisogna essere impeccabili, come durante una difficile ascensione
solitaria invernale in montagna, poiché il minimo errore potrebbe costare
davvero
caro.
A quanto pare, inoltre, a detta dei residenti di qui, questo sembra essere
uno degli inverni più rigidi degli ultimi decenni qui in Alaska, terzo
inverno più freddo, così dice anche la TV, dal 1971!!!
...e l'ho beccato io...!!
A risentirci dunque!
E... pensatemi con particolare intensità nelle prossime settimane fino al
mio prossimo aggiornamento: ho bisogno dell'energia di tutti!!
(Magiche, spettacolari Aurore Boreali queste ultime sere!)
Ario
indietro |