| Questo è il testo di una mia intervista riguardante “il Sogno del Lupo”, apparsa sulla Rivista della Longanesi Quando parliamo di esperienze estreme, siamo abituati a pensare a sfide inaudite, prime invernali su pareti inviolate, giri del mondo a vela controvento, imprese, insomma che mirano a superare il limite delle umane possibilità. La sua esperienza, invece, ci pare più complessa: da una parte i tremila chilometri percorsi con gli sci nell’inverno artico e in compagnia dei suoi due lupi rientra in questo genere di avventura. D’altra parte, però, la ricerca del contatto con le popolazioni locali e il desiderio di vivere «secondo natura», adattandosi ai suoi ritmi e godendone la bellezza attimo per attimo, ci sembrano motivati non dallo sforzo di «vincere», bensì dal desiderio di recuperare un’armonia con la natura che oggi si è persa. E’ così? E in questo senso che cosa le ha insegnato l’esperienza che racconta nel suo libro? E’ difficile tentare di rispondere in poche righe a questa domanda; forse una risposta è già nelle Sue ultime parole: ”recuperare un’armonia con la natura che oggi si è persa”. Penso sia tutta qui in effetti la sintesi della mia “filosofia”: Back to the Mother (come ho titolato il mio sito ed ogni nuova “impresa”), vale a dire la necessità del ritorno alla nostra Madre Terra, oggi più che mai non solo allontanata dal nostro modo di vivere ma, soprattutto, calpestata, uccisa. Un ritorno ad essa che equivale ad un ritorno verso noi stessi, all’ascolto del nostro cuore; solo così è possibile allontanare questo vuoto di materialità che sta uccidendo noi ed il nostro pianeta. “Back to the Mother”, dunque, è il mio approccio a queste “sfide”, sfide che non volgo alla wilderness che attraverso, bensì a coloro che la affrontano e ne salgono le montagne senza rispetto, stile “No Limits Man”, senza guardare ove si posa il passo. Con Back to the Mother infatti, voglio dire: torniamo alla nostre radici, alla semplicità e bellezza come esseri umani. Voglio dire: restiamo in ascolto, umile e riverente, rientrando nel silenzio e nella luce del nostro cuore. Tornare alla madre terra per l’appunto Ciò che ho dunque portato dall’esperienza raccontata nel mio libro è stata la “conferma” che noi esseri umani siamo davvero figli della Terra, e possiamo esprimere la nostra bellezza solo se in completa armonia ed ascolto di essa; è stato aver sperimentato da me che, pur non avendo avuto altro per mesi e mesi se non la mia piccola slitta con dentro il minimo indispensabile, pur dunque essendomi trovato davvero povero di cose, mai come durante quei 5 mesi mi son sentito così ricco dentro! Ed è questo il punto: se così è stato per me, perché non può tornare ad esserlo per tutti noi, perché tutti (senza dover ricorrere ad imprese estreme!) non possiamo tornare Nativi della Terra e, così facendo, tornare a farla respirare? Protagonista del suo libro, oltre al “grande nord” e ai lupi, è il popolo dei sami. Come è nato il suo interesse per i sami e in che modo lei si sta adoperando per mantenerne viva la cultura? L’amore ed interesse per i vari popoli Nativi e le loro tradizioni ancestrali (di cui ora si avverte il ritorno) è la conseguenza dell’amore profondo che nutro verso la grande wilderness nella quale essi abitano. Spesso, come racconto nel libro, aver di fronte un Nativo (d’America, Sami, Inuit o altro), poterlo guardare negli occhi, rappresenta per me un privilegio ed emozione senza pari, poiché è gente che appartiene davvero alla propria vita e alla propria terra. Per questo (e ciò continua a NON accadere!) entrambe dovrebbero essere preservate come patrimonio di tutti, come Conoscenza Sacra a cui tornare ad attingere; la stessa che avverto nel canto di un Pino Cembro in alta montagna, quando il vento lo attraversa. Per la maggior parte del suo viaggio, l’unica compagnia è stata quella di Chinook e Mohawk, i due giovani lupi che ha portato con sé e che fra l’altro ha ritratto nei bellissimi disegni che sono contenuti nel libro: ci può dire che importanza hanno avuto gli animali e questi due lupi in particolare nella sua vita? Parlare di Chinook e Mohawk, mi riesce ancora difficile dopo la loro morte per mano dell’uomo avvenuta nel 2003. Poiché il dolore che ho provato per quasi due anni mi ha tolto il respiro, non mi ha fatto più vivere. Difficile trovo anche riuscire ad esprimere l’importanza che la loro presenza ha avuto nella mia vita, perché, pur consapevole che essa sia stata immensa, forse non l’ho ancora colta del tutto: ci riuscirò, chissà, dedicando a Chinook e Mohawk un nuovo libro e raccontando di come la mia vita è cambiata grazie a loro ed alla traversata norvegese! Quel che penso è che ognuno di noi ha un percorso di vita (che definisco “itinerario interiore”), una luce speciale che ci attende e che tutti dovremmo riuscire a cogliere. Ma quanti possono dirsi così fortunati da riuscirci o da avere poi i mezzi per intraprenderne il cammino? E ancora, quanti oggi non sanno neppure che esiste qualcosa di così importante da dover anteporre a tutto il resto! Quel che voglio dire è che la mia fortuna risiede nell’ aver incontrato Chinook e Mohawk; per questo li ho poi definiti “i miei Maestri/Nativi”: chi meglio del lupo difatti, simboleggia ed esprime l’appartenenza alla Madre Terra? Sono stati loro, dunque, i due esseri che mi hanno spinto ad intraprendere a grandi passi ciò che da sempre intuivo come la mia “strada”: mi ci hanno condotto senza indugi, per questo la loro perdita è stata lacerante. Ma ora, nel continuare senza più compromessi questa nostra pista di “Ritorno alla Madre ”, è e sarà come averli per sempre al mio fianco, qui con me, come durante i mesi de “il Sogno del lupo”. Lei è una guida alpina: quando va in giro con un cliente che cosa cerca di trasmettergli, oltre agli insegnamenti tecnici? Sappiamo anche che organizza dei campi per bambini: anche in questo caso, oltre alla dimensione del gioco, allo spirito di sopravvivenza che cosa cerca di sviluppare in loro? Come guida, portare una persona su per una grande montagna, nel silenzio ed essenzialità di ciò che conta, è quanto di meglio possa fare per comunicare questo mio amore per la semplicità. Non a caso, ogni cliente è diventato un grande amico, e la gioia è nel vedere che la lingua che… parlo, alla fine, non è così dimenticata! Non vorrei ripetermi, ma è questo il significato di Back to the Mother e de “il Sogno del Lupo”: tornare alle nostre origini a ciò che di unico e meraviglioso siamo; compreso questo, non avremo bisogno d’altro! E invece oggi, la direzione è tutta contraria: viviamo nel mondo dell’apparire, dell’avere sempre più…; e l’essere? Ciò che più di tutto mi disgusta, ciò che mi fa inorridire e mi spezza il cuore è vedere come i bambini (ancora puliti e non contaminati), vengano poi anch’essi, un poco per volta, uniformati, appiattiti dall’esempio (primo tra tutti la TV!) e dalla pressione lacerante di questo modo di vivere folle. Per questo, uno degli aspetti più importanti del mio lavoro è quello di poter far conoscere la Natura ai bambini, sia qui in Dolomiti, che, come ormai da anni, su in Scandinavia. E’ come dir loro: guardate, ciò che brilla dentro di voi, è esattamente ciò che vi riluce attorno, non è perso, anche se nel mondo “normale” non lo si vede più! E’ questo l’obiettivo fondamentale di “Explora Avventura per ragazzi” (vedi mio sito): poter far entrare in loro quegli spazi, quei silenzi, il vento che li attraversa, affinché possano restare per sempre dentro i loro cuori quale voce più vera ed unica e affinché il vuoto ed il caos da cui sono oggi circondati, non debbano restare l’unico esempio ed alternativa di vita per i nostri fanciulli. Il modo in cui poi essi sanno sorridere alla fine di queste esperienze, è il regalo di speranza migliore che io possa ricevere! La sua vita si divide fra le Dolomiti e la Scandinavia: qual è l’aspetto che più l’ha colpita nel paesaggio nordico? Dopo quasi 20 anni dal mio primo viaggio su in Norvegia, il paesaggio del grande nord è ormai divenuto il paesaggio della mia anima. Una dimensione ormai inscindibile da me. Essa è in ogni alito di vento di lassù, nella luce costante, pulita e radente della notte estiva quando le foglioline di betulla sussurrano senza fretta alle brezze della sera. E’ nel silenzio profondo della notte invernale, nel mio stupore sotto l’Aurora Boreale, è nel gelo e nel sole inesistente, nell’essere assolutamente solo lassù con i piedi poggiati sulla Madre Terra e gli occhi rivolti al cielo. Sono spesso su, sia per il mio lavoro, ma soprattutto, quando posso, per potermene stare nei miei luoghi segreti ad ascoltare, ascoltare davvero, come solo lassù è possibile fare. E’ lì il silenzio, la quiete profonda, la grande Natura che ancora respira vasta ed indisturbata… Non a caso, ogni volta che rientro, l’impressione è sempre questa: è come lasciare un luogo fuori dal tempo, che non ha fretta nel suo respiro sereno, un luogo che trova affinità col mio essere umano., lasciare dunque questo luogo pervaso dal ritmo della Terra, per tornare nel luogo pieno di caos e superficialità del “nostro” mondo.
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