"Alone Across Alaska (AAK)"

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Messaggi dalla Pista
(aggiornamenti a cura di Luigi Salvatore)


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20 ottobre 2005

Sui monti di casa, prima della partenza...

Al momento giornate febbrili di preparativi, mentre i monti di casa sono già ammantati di neve e i boschi di larici si tingono del loro incanto dorato...Tutto questo rende ancor più ardua l'idea di "dover" partire!

Partenza prevista per Lake Louise tra il 10 e il 15 dicembre, dipende dalle condizioni meteo, neve e ghiaccio.

Primo aggiornamento la sera che precederà la partenza per questo grande viaggio del quale (e ben mi comprende chi ha già letto "Il Sogno del Lupo" ), vivo ogni giorno di più la paura, ma anche il richiamo.

10 dicembre 2005

Lake Louise, Alaska, (62°15" Latitudine Nord)

Il giorno prima della grande partenza!!

"...Ogni istante risuona nel silenzio, ogni gesto, ... nella lentezza, come solo accade quando... si è al proprio posto, al posto giusto..."

Ho imparato la flessibilità questi primi giorni in Alaska: come un abete sotto la neve del nord!
L'obiettivo originale era la traversata dai grandi ghiacciai del sud fino a Punta Barrow, estremo punto settentrionale dell'Alaska.
Ma il maltempo continuo e le condizioni dei ghiacciai (immensi e pericolosi anche con condizioni metereologiche favorevoli), nonchè il fatto che questo itinerario non avrebbe neppure sfiorato l'Arctic Refuge a cui è legata e dedicata questa traversata (Alone Acroos Alaska), hanno fatto nascere spontaneamente la decisione finale: sì l'Alaska da Sua a Nord ma senza ghiacciai e con il raggiungimento (come metà finale), e l'intero attraversamento da Nord a Sud dell' Arctic Refuge fino all'Oceano Artico e al villaggio e fino al villaggio eskimese di Kaktovic al 70° grado di latitudine nord.

Questa decisione ha reso particolarmente felici i nativi, che da tempo, discretamente, tentavano di convincermi in tal senso: una traversata in loro non poteva NON attraversare la loro terra!

Quindi raggiungerò l'Oceano Artico ma, soprattutto, attraverserò l'Arctic Refuge, la terra del popolo Gwich'in, chiamati anche "The Caribou People", e lo farò dopo una lunga marcia solitaria da qui, dall'estremo sud della loro terra, attraverso il loro silenzio, il loro gelo, il loro vento...: quale modo migliore per raggiungerli e raggiungerla!

Dunque ci sono; Lake Louise, Alaska meridionale, la partenza di questo mio lungo viaggio in sci nel silenzio della wilderness.
L'obiettivo, questa volta, percorrere quasi 3000 chilometri sugli sci dall'estremo sud all'estremo nord di questa terra immensa.
Scivolando sugli sci, tirando la mia piccola slitta che conterrà tutto il mio mondo....:tenda,sacco a pelo, cibo. Diario.
Non occorre molto altro, tutto il resto lo farà la grande madre Terra nel nostro lento, graduale ritrovar...ci.
L'obiettivo, dicevo, ...l'Oceano Artico, mesi e mesi di marcia più a nord, attraverso le montagne solitarie ma, soprattutto l'immensa zona incontaminata dell'Arctic Refuge: questo è l'obiettivo vero, mia meta fisica ma, soprattutto, ..."spirituale"

L'Arctic Refuge: la Terra degli ultimi Nativi, i Gwich'in, abitanti di lassù da oltre 20.000 anni. Ad essi questa mia traversata dell'Alaska è dedicata e strettamente connessa, alla lotta che da quasi 20 anni i Gwich'in stanno sostenendo per difendersi dalle intenzioni statunitensi di trivellare petrolio anche lassù. 3000 km in sci, una marcia di protesta, la mia, per dire "Stop!", arrestiamo questa follia che sta continuando a devastare il nostro pianeta!
Non più dunque il solito messaggio che lego alle mie traversate (vale a dire Back to the Mother, Torniamo alla Terra) bensì "Salviamo l'Arctic Refuge ed i suoi ultimi Nativi!"; o, forse, Back to the Mother più che mai: rispettiamo la Terra e torniamo semplici.

Il vento attorno alle conifere appuntite rumoreggia sommesso stasera: l'emozione dentro di me è profonda, intensa... E' la consapevolezza che, da domattina, tornerò ad appartenere a tutto questo per mesi e mesi, fino all'Oceano Artico, proprio come nella traversata della Norvegia di 5 anni fa...
E' la consapevolezza che quella Pista Sacra, quel ritorno alla Terra avviato con i miei due magici lupi e interrottosi con la loro scomparsa, è di nuovo qui.

Domani partenza attraverso l'immenso Lake Louise (circa 40 km), poi dritto verso nord fino all'Alaska Range, la prima grande catena montuosa; tra 15 giorni circa, primo rifornimento al villaggio di Cantwell ai piedi dell'imponente massiccio del Monte Mackinley. Da lì, nuovo aggiornamento.

Un saluto a tutti; l'energia della grande Terra è possente stasera attorno a me,... è già in me. Fa paura un pò se penso che da domani sarò solo, dentro tutto questo, ma è bene averne un pò, oltre che normale!
Vi porto tutti nel cuore!

Ario

23 dicembre 2005

Alaska

Ario il 22 dicembre sera era all'incrocio dei due fiumi Susitna River e Tyone River, in una bella Cabin che fortunatamente ha trovato lungo la pista; sbuchera' sulla strada principale, la Denali Highway, che collega Paxson a Cantwell, ma che d'inverno viene chiusa al traffico e percorsa solo da motoslitte e sci; Ario seguirà questa pista e ciò dovrebbe facilitare il tratto finale di questa prima parte di traversata. Prevede di arrivare al Susitna Lodge verso il 27 o il 28 dicembre, per poi giungere a Cantwell a Capodanno.

28 dicembre 2005 - percorsi 170 Km

Villaggio di Cantwell, 63°15' lat. Nord

Raggiunto ieri il paese di Cantwell tra le montagne dell'Alaska Range, dopo questi primi 15 giorni di traversata da Lake Louise!
Stamattina, apro gli occhi verso le 8, ancora buio, e non mi par vero di poter continuare a dormire invece di dovermi mettere in marcia; ho peraltro dormito per terra: ogni volta un letto con lenzuola mi pare troppo, tutto d'un botto, dopo tanti giorni di vita in tenda a -30!
E che giorni questi primi di marcia attraverso l'Alaska, dalla mia partenza da Lake Louise il 12 dicembre scorso... Attraverso l'immenso lago e quello successivo, il Susitna Lake, ho raggiunto il Tyone Lake, senza mai incontrare nessuno, se non tracce di animali e due alci giganteschi che mi hanno osservato prima di sparire nel fitto bosco...
Ero nel territorio dei Nativi Tyone, ai bordi del lago omonimo ho intravisto alcune antiche capanne di tronchi, o costruzioni con pali per le trappole, o meat houses, piccole capanne sopraelevate per conservare la carne fuori della portata degli orsi.
Un silenzio profondo, la coscienza della vastità di questa terra, il timore di ogni passo, cosciente di non poter sbagliare, quassù, in inverno da solo..., il rispetto dunque per quanto stavo entrando; una partenza dunque abbastanza “tosta” di testa, mi ci è voluto un po' ovviamente per calmarmi, per spegnere i mille pensieri e dubbi dei primi giorni...
Mi ha aiutato certo tanto il ricordo delle prime settimane della traversata norvegese di 5 anni fa: tener duro dunque, perchè poi...

Ho quindi iniziato a risalire il Tyone River, un fiume sempre più stretto e serpeggiante e qui, a causa dell'estrema lentezza del mio progredire per la fatica nel dovermi aprire la pista nella neve alta, ho iniziato davvero a dubitare di riuscire a raggiungere le montagne dell'Alaska Range e, quindi, la mia prima meta, il paese di Cantwell, dove mi trovo ora.

Ho con me sia gli sci sia le racchette da neve in questa traversata; delle racchette gigantesche in legno, da sempre usate dai Nativi, lunghe più di un metro, le uniche in grado di aprirsi una pista nella leggerissima neve dell'Alaska. E quei primi giorni ho dovuto procedere solo con quelle, farmi traccia con gli sci era impossibile, ma questo ha ridotto la mia media giornaliera di circa 7 ore al giorno, dai 20 km della partenza, a 10/8 km al giorno...
A questo punto, il 17 dicembre, stavo per tornare indietro, la vocina ha iniziato a dare segnale rosso d'allarme! Era semplice e chiaro: a quel ritmo mai avrei potuto raggiungere le montagne nei tempi previsti e, quindi, col cibo che avevo nella slitta. Ho smontato il Campo già convinto di tornare indietro e, invece, qualcosa mi ha spinto a continuare, “almeno ancora un giorno”..., tornare indietro è un attimo con la pista già battuta!”...

E... “così”, 2 ore dopo, ad un'improvvisa ansa del fiume, mi è apparsa una cabin di tronchi, la tipica baita alaskana, un ricovero usato periodicamente da qualche trapper, quando in estate arrivano qui, discendendo il fiume in canoa.
Qui ho trovato cibo sufficiente da convincermi che avrei potuto provare a raggiungere le montagne con un buon margine di sicurezza; per di più, avrei raggiunto in un paio di giorni il Susitna River e questo, intuivo, visto la sua grandezza, avrebbe potuto offrirmi condizioni di neve migliori.
E così è stato: sul Susitna, largo in certi punti anche mezzo chilometro, è stato tutt'altro andare; anche se le zone da “racchette da neve” non son mancate, ho spesso potuto anche filare veloce sui miei sci, arrivando a percorrere anche 16/18 km al giorno.
E, soprattutto, il “chiacchierio” continuo della testa, dovuto alla tensione e alla paura dei giorni iniziali, ha preso ad allentarsi: pian piano ho ritrovato il mio essere a casa in questa natura selvaggia, ho ritrovato quel meraviglioso senso di appartenenza: alle poche cose che mi consentono di sopravvivere, al silenzio degli spazi, al mio cuore.
Il trascorrere dei giorni ha reso possibile questo, il ritmo di montare il Campo la sera al buio sotto le stelle e quindi di infilarmi subito nel sacco a pelo (momento più ambito di tutto il giorno!), di cominciare a cucinare sgelandomi un pezzo alla volta la barba, di partire la mattina dopo aver rimesso tutto nella slitta, le lunghe ore di marcia in ascolto di ogni passo, di ogni traccia, di ogni sfumatura nel breve bassissimo sole, la merenda verso le 14, con l'ultimo rosso del tramonto, il buio alle 16 e le ultime 2 ore circa di marcia con la frontale o, semplicemente, al buio, tra le stelle...

In più il Susitna River, con la sua ampiezza, ha iniziato a farmi respirare, così come, dopo ormai 10 giorni di marcia, il primo apparire dei monti, mia meta, l'Alaska Range con cime attorno i 4000 metri. Tutto questo sempre più mi ha rapito e tolto il fiato... e quando pian piano ho intuito che forse ce l'avrei fatta a raggiungere le montagne la gioia e la determinazione sono cresciute di pari passo con la pace.
Infine, il 27 dicembre, dopo aver incrociato un branco di Caribù (i cugini delle renne) e una pista di lupi con impronte lunghe più della mia mano, alzando gli occhi ho improvvisamente scorto la meta a lungo agognata e messa in dubbio: il ponte sulla Denali Road, la strada sterrata (chiusa ora, in inverno) che mi avrebbe portato dritto qui a Cantwell!
E' stata un'emozione forte, un primo grande traguardo, visto la terra e la stagione che attraverso! Ancor più quando, un'ora dopo, raggiunto il ponte, ho infine lasciato il mio amico fiume Susitna e mi sono inerpicato su fino alla stretta strada; nell'ultimissimo chiarore delle 16, circondato da montagne gigantesche e spazio mozzafiato..., è stato un momento speciale: un vento gelido scendeva da nord, dai monti, che affronterò nel prossimo tratto di questa mia avventura; mi sono messo in marcia verso Cantwell, lungo la strada battuta da cani da slitta, sciando come un re su questa pista infine di lusso, senza usare la luce tanto le stelle e le forme turchine dei monti mi hanno riportato al mondo che 5 anni fa, attraverso la Norvegia, con i miei due lupi (vedi Il Sogno del Lupo), è stato mio per quasi 5 mesi.

Ora sono di nuovo qui, mentre l'incanto, lentamente, si ricrea..., stavolta davvero solo: sarà forse questo la vera ricerca del... Sogno del Lupo??
Per due anni il dolore folle seguito alla scomparsa de miei due angeli, mi ha tolto il respiro e la vita; per due anni ho dubitato non solo che non avrei mai più rivisto la luce ma, soprattutto, di aver davvero percorso quella Sacra Pista con e grazie a loro: essere dunque di nuovo qui, in marcia, ora..., è questo ciò che mi rende ancora incredulo: che il Sogno sia ripreso, che quella Sacra Pista sia di nuovo qui; per questo, partendo da Lake Louise 16 giorni fa, per un attimo ho pianto, profondamente, selvaggiamente: poi via, verso nord!

Dopo il riposo qui a Cantwell prevedo di riprendere la marcia per i primi del nuovo anno, attraverso le montagne infine, diretto al paese di Nenana, a circa 64°30' di latitudine; dovrei impiegarci 3 settimane circa, quindi “risbucare” dalla wilderness verso il 25 gennaio.

A risentirci dunque!!

Ario.

10 gennaio 2006

Wood River, 63°45' lat. Nord - VII° giorno dalla partenza da Cantwell (- 22° C)

Non lo crederete ma un’ora fa ero al settimo giorno di massacro attraverso le montagne dell’Alaska Range. Una lotta massacrante su e giù per i passi, i torrenti con ghiaccio cattivo, le distese di salici nani (le ciaspe le ho usate per galleggiare su quelli piuttosto che sulla neve), pensavo di non farcela a raggiungere il Wood River, termine delle montagne: e invece alle 14 di oggi d’un tratto il bosco si e aperto e ce l’ho avuto innanzi e sul suo ghiaccio liscio e ampio e stato tutt’altro andare.

Sapevo che c’era una cabin spersa quassù, ho risalito un poco il fiume e la sorpresa di trovarla abitata è stata grande! Ma la sorpresa di vedermi del simpatico tipo sui 50 anni che abita la “Denali Wilderness Lodge at the Wood River”, e che risponde al nome di Phil Vermeyen, è stata più grande della mia...

Un’ora fa lottavo e pensavo ancora che mai avrei raggiunto il fiume e ora sono qui con la pancia piena e un computer che va col satellitare!

Un lusso mai visto sperso quassù in tanta wilderness, ma questa e l’Alaska e la gente qui vive ancora cosi!

Tante tracce di lupi seguendo il fiume, di alci piste intere, maggiori dettagli dal villaggio di Nenana, forse tra 10/15 giorni, lungo il magico Wood River!

I giorni attraverso le montagne impervie dell’Alaska Range sono magicamente alle spalle, solo un ricordo e di esse resta, incanto della natura selvaggia, solo profonda pace, la magia delle notti in tenda, l’andare, per quanto tosto, da solo, nel vento, nel gelo, col ritmo del sole e della luna... Si ho marciato anche con lei questi giorni!!

Alla prossima, con più calma, ora la batteria si sta esaurendo e mi attende una bella serata con questo abitante della wilderness!

Un saluto a tutti dal CUORE dell’Alaska!!

Ario

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