WILDERNESS, ritorno alla GRANDE MADRE
200 giorni da solo nell’Artico per cercare Le Origini.
A tutti gli amici della Terra
Sono una guida alpina, il mio nome è Ario Sciolari, e vivo e lavoro tra le Dolomiti e la Scandinavia.
Sarete certamente al corrente delle intenzioni dell’amministrazione Bush, di creare nuovi pozzi petroliferi al nord/est dell’Alaska, in una zona protetta denominata “ANWR – Arctic National Wildlife Refuge” (Rifugio Nazionale della Fauna Artica), zona vasta quanto metà Italia: con una “piccola” differenza:
non vi è alcuna strada,
non vi è traccia d’uomo
(se non rade comunità di nativi Athapasca che vivono tutt’ora di caccia),
ma solamente boschi di conifere e montagne ancora senza nome…
Sembra una favola? No, tutto questo esiste ancora.
Eppure ora si vorrebbe andare a trivellare proprio lassù, lì ove da 20.000 anni le mandrie di caribù migrano ogni primavera per figliare (unica zona adatta a tal fine essendo quegli altopiani spazzati dal vento: questo elimina il terribile flagello per i cuccioli, le zanzare dell’estate artica).
Vi scrivo dunque poiché sono davvero preoccupato oltre che rattristato da questi piani di certa gente di lassù… Gente che non ha a cuore gli animali selvaggi, né i Nativi che vivono lì da migliaia di anni. Gente troppo impegnata ad accumulare soldi, è per questo che essi non vedono che il nostro pianeta ha bisogno di essere protetto come mai prima d’ora; essi non lo comprendono o meglio, semplicemente non lo vogliono capire, poiché si pensano nel diritto di continuare a distruggere, a prendere, ad uccidere…: fino all’ultima scintilla di vita.
Qui sulle Alpi la wilderness era un tempo come quella ancora oggi presente, ad esempio, in Alaska; ora, qui, ben poco resta di tutto ciò: queste montagne sono diventate un grande circo per sciatori con impianti, rifugi, strade e folle vocianti ovunque…
Ciò che mi sorprende, ciò che mi fa dire “cos’è che questa gente ha nella testa, o meglio, cos’è che essi non hanno più nei loro cuori?”, è che i politici continuano a dare i permessi affinché questa distruzione possa non avere mai fine, come se pensassero che anche la Terra sia inesauribile!
Ciò che mi auguro è che non si compia anche in Alaska, lo stesso scempio che perdura qui da noi. Col nostro folle, materiale stile di vita moderno, abbiamo portato il nostro pianeta al limite. Eppure, invece di tentare di tutto per fare marcia indietro e correre ai ripari (poiché già ora è troppo tardi!!), no, si continua a spingere avanti questa mostruosa macchina del “progresso-benessere”, avanti e avanti, ciecamente: più prima che poi, andremo a sbattere.
A questo modo, dunque, cos’è che lasceremo ai nostri figli?!
Noi tutti apparteniamo allo stesso pianeta: è proprio così difficile riuscire ad aprire i nostri occhi ma soprattutto, i nostri cuori??
Io non riesco a capire, vorrei non restare schifato ed addolorato ogni volta, vorrei non dovermi vergognare profondamente di appartenere alla stessa razza che compie questa folle distruzione, che continua a devastare la Terra e ad uccidere i suoi ultimi animali selvaggi, come ad esempio i lupi dell’Alaska o della Norvegia…
Come guida alpina, la natura e le montagne sono il mio lavoro, ma esse sono anche e soprattutto la mia vita intera: cerco di passare più tempo possibile nella wilderness. E cerco di donare ciò che traggo da essa alla gente che porto sui monti, così come a coloro che partecipano alle mie “serate dia”, o che leggono i miei libri e articoli.
Per questo, ogni mia nuova avventura (come i 3000 km della traversata invernale solitaria della Norvegia da sud a nord di 4 anni fa, narrata ne “il Sogno del Lupo” - è titolata “Back to the Mother”, vale a dire: tornare alle nostre radici, liberandoci di ogni futilità che questa modalità moderna del “benessere” ci ha imposto; liberarcene e così liberare il pianeta dell’asfissia che tutto ciò provoca ad esso.
Vorrei far capire che, pur non possedendo nulla, io, uomo come tutti, traggo dalla natura e da ciò che semplicemente sono, la gioia e la ricchezza interiore più grande: compreso questo non si avrà bisogno d’altro! “Back to the Mother” dunque, al fine di portare sempre più questo messaggio:
“Dobbiamo tornare poveri fuori,
per ritrovare la ricchezza che è dentro ognuno di noi!”.
Ecco dunque il motivo della mia lettera.
Sto preparando una nuova traversata in sci: stavolta sarà l’Alaska da sud a nord, da solo e nel pieno dell’inverno. Un’impresa (odio definirle così: l’attraversare la grande madre Terra per me è un atto di riverenza, di restare in ascolto…, non di accaparramento o di “gesta” alla “No Limits Man”…) che, per la sua complessità e fino a quando non ci avrò per lo meno provato, non so ancora se fattibile.
Ma il desiderio principale è quello di trasformare l’ “AAK” (Alone Across Alaska”), in un grido di protesta lungo ben 7 mesi:
“L’Arctic Refuge non può essere toccato: non ne avete il diritto!
Nessuno, ripeto: NESSUNO, ha un diritto del genere!!”.
Il problema è che non ho alcuna idea su come muovermi in tal senso, su come riuscire a legare la mia traversata a questo problema: vorrei far si che più gente possibile possa, per lo meno, sapere.
Ecco perché vi scrivo, per cercare aiuto, consigli, appoggio: per far sì che le nostre singole voci possano divenire un unico forte grido di protesta.
Non dubito che saprete coinvolgere chi di dovere e che saprete trovare un’idea giusta. Spero con tutto il cuore che riusciremo a collaborare per questo progetto: il mio “Alone Across Alaska” per salvare l’Arctic Wildlife Refuge, uno degli ultimi sconfinati spazi selvaggi della nostra Terra, un luogo che, ogni volta che ci torno, mi fa piangere di gioia ed amore.
Chiudo questa lettera con le parole di Luci Beach, Nativa di lassù:
“Da millenni il nostro stile di vita, il nostro diritto alla vita, è inestricabilmente legato ai territori di filiazione del Caribou dell’Arctic Wildlife Refuge; questi territori, noi li consideriamo Luoghi Sacri. Andare a creare nuovi pozzi in quella zona, non porterà alcun cambiamento per quel che riguarda il costo del petrolio o per alleviare la dipendenza degli USA dal petrolio straniero, ma il danno che questo arrecherebbe alla fauna (orso polare, caribou, balena, lupi e milioni di uccelli migratori) nonché alla popolazione Gwich’in (la cui sussistenza si basa, da tempi immemori, sul caribou),
sarebbe permanente ed irreparabile.
Quando vorrete ascoltarci?
Quando riuscirete a comprendere cosa, questa ennesima distruzione, porterà a noi tutti (a noi e a voi!)?
L’Arctic Refuge deve rimanere protetto (come in teoria, come “parco”, già è…) da ogni sfruttamento petrolifero o di altro genere; esso DEVE restare PER SEMPRE ciò che ancora è:
Wilderness.
Noi tutti abbiamo una responsabilità morale verso le future generazioni!”.

I monti di Brooks nell’ Arctic Refuge, Alaska.
Quando conobbi quei luoghi, fu amore a prima vista; quasi piansi.
Era come trovarmi in una fiaba, non potevo credere che il nostro povero pianeta potesse ancora essere così bello. Avevo attorno a me una terra nella quale si respirava l’energia potente e sconosciuta dei grandi spazi incontaminati…, del silenzio che pare una voce sacra, un’energia che ti entra dentro come un boato silenzioso e non ti lascia più, poiché è parte di noi, noi tutti.
Ciò che ora mi spaventa, è il pensiero che nel giro di pochi anni, parlando ai miei figli, io debba dire loro:
“C’era una volta un luogo…”.
E’ bello poter vivere in un mondo in cui un luogo del genere ancora esiste…:
questa è ancora una fiaba vera…
Per favore, aiutatemi in qualche modo a far sì che questa fiaba riesca a durare fino a che i miei figli crescono, ed oltre ancora, affinché i figli dei miei figli possano continuare a conoscere un luogo del genere.
Un luogo che appartiene a tutti quanti (nel cuore e di diritto), poiché noi apparteniamo a Madre Terra; in essa abbiamo le nostre radici, ad essa dobbiamo tornare per ridonare la speranza e la luce ad un mondo che le ha perse: … Back to the Mother.
Per favore rispondetemi.
A presto e grazie.
Ario Sciolari - Guida Alpina
Nota:
Riporto qui il sito creato in difesa dell’ANWR:
www.savearcticrefuge.org, guardare soprattutto la pagina “LEARN MORE”.


